La comica “Tintoria” di Daniele Tinti

L’artista:” Il momento a cui sono più legato è una sorta di workshop mentale a Fiano Romano fra camionisti e amanti”.

È molto più facile far piangere che ridere. Gli artisti lo sanno. Tuttavia la tentazione è forte. A far ridere ci provano in tanti, ma i risultati per tanti  mancano. Daniele Tinti, invece, ha dimostrato di essere un comico trascinante empatico e dissacratorio. Romano di origini aquilane, conduttore del podcast “Tintoria” e tra i partecipanti di “Battute?” che ha lanciato le nuove leve di una comicità lontana da un umorismo di sciocchi tormentoni. Un viaggio tra la sua esperienza di volontario in Africa, il rapporto con l’esperienza del terremoto e l’università. L’artista si occupa anche di temi complessi con una comicità unica, che oltre all’ilarità offre anche riflessioni. “L’esperienza di “battute”-  ha ricordato il comico-  è stata particolare, come del resto era particolare il suo format. Dove un gruppo di comici si riunivano su questo tavola rotonda, che poi era rettangolare, a commentare le notizie del giorno , mentre erano state già commentate da migliaia di utenti social, oltre che alle difficoltà del meccanismo delle prenotazioni che è anticomico. Però la sfida a superare questo meccanismo ha creato dinamiche creative molto interessanti che lo ha reso un grande progetto e una bella esperienza. Il momento a cui sono più è la fase di preparazione in una sorta di workshop mentale a Fiano Romano in questo albergo di camionisti e amanti, in cui c’erano questi venti comici che provavano battute ad un tavolo. Li ci siamo conosciuti ed abbiamo creato una grande squadra. “Tintoria” nasce come un podcast per far raccontare liberamente le persone. Attraverso interviste lunghe che però non devono raccontare quello che fai ma quello che sei. Far parlare gli ospiti, comici e non, che prospettiva hanno sulle cose. Basata più su una chiacchierata che una intervista”.