Cibi autoprodotti: la svolta autarchica in 4 famiglie su 10

Dice la Coldiretti che in periodo di Covid 4 famiglie su 10 hanno dato una svolta autarchica al reperimento dei cibi, spingendo la coltivazione in orti urbani e terrazzi

26 / 05 / 2021
svolta

A causa del Covid, in 4 famiglie su 10 si è verificata una vera e propria svolta autarchica nel reperimento e produzioni di cibi. Lo segnala l’indagine Coldiretti/Ixe’, secondo la quale nel lungo anno della pandemia il 44% delle famiglie, in tutta Italia, ha portato in tavola cibi di propria produzione. La svolta infatti è stata spinta dall’emergenza che ha convinto molti nuclei famigliari alla coltivazione fai da te di frutta e verdura. Ma non solo in giardini, orti urbani, piccoli appezzamenti di terreno, bensì anche in terrazzi e balconi. In questa svolta autarchica gli italiani si sono trovati ad essere coltivatori diretti dei propri alimenti, basta solo un mini spazio e via. La ricerca fotografa dunque una precisa tendenza da parte dei cittadini a produrre in proprio, conservare e a trasformare in casa per garantirsi risparmio e genuinità anche per la maggiore attenzione alla salute determinata dalla pandemia.

La svolta riguarda sempre di più i giovani

A questa svolta autarchica si lega però pure la voglia di trascorrere più tempo all’aperto (pur se lo spazio è minuscolo, magari circondati da vasi di pomodori) e anche di risparmiare. Il cambiamento è evidente, dice ancora la Coldiretti, poiché si nota un diverso uso del verde privato, in cui dalla coltivazione di fiori si è passati a quella di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere, trasformare o conservare all’occorrenza. C’è poi un altro elemento nella svolta autarchica, almeno secondo la ricerca: i fortunati che hanno a disposizione almeno un ettaro di terreno per eredità familiare, non vogliono più disfarsene, ma stanno pensando in modo sempre più deciso esercitarsi ora nel ruolo di coltivatori e allevatori. Acconto a costoro, ci sono anche tanti che, precisa ancora la Coldiretti, hanno acquistato terreni o piccole aziende agricole anche in aree svantaggiate per ristrutturarle e avviare piccole attività produttive, dall’olio al vino, dall’allevamento delle galline a quello dei cavalli. E non manca neppure chi ha approfittato dell’opportunità messa a disposizione dagli enti locali che da nord a sud dell’Italia organizzano e affittano veri e propri orti urbani che registrano una crescita del 18,5% in cinque anni superando i 2,1 milioni di metri quadrati secondo l’analisi della Coldiretti sugli ultimi dati Istat al 2019. Una passione e una idea che evidentemente nasce in molti casi prima del coronavirus e che coinvolge un sempre maggior numero di giovani e persone completamente a digiuno delle tecniche di coltivazione.