Troppi tagli, due assessori non votano il bilancio E i commissari ripartitori bastonano il Comune

28 / 11 / 2012

di Fabio Orfei
Un bilancio ad alta tensione quello che verrà approvato a fine mese in consiglio comunale a Fonte Nuova. Una parte della maggioranza sta prendendo le distanze da alcuni provvedimenti e il voto – che dovrebbe esserci mercoledì 28 novembre – potrebbe essere meno scontato del previsto. Infatti già venerdì 16 novembre c’è stato un piccolo giallo in giunta. Due assessori – Silvia Fuggi e Mauro Fantera – hanno lasciato la riunione e dunque

non hanno votato l’approvazione dello schema di variazione di bilancio che arriverà in consiglio la prossima settimana. Polemica o impegni improvvisi? Nei prossimi giorni si capirà la doppia assenza.
Il problema principale è quello dei tagli. Tra le minori entrate rispetto a quanto previsto nel bilancio di previsione e l’ennesima sforbiciata dal governo centrale, si prospettano problemi in diversi settori. Per la cronaca dall’ultimo decreto del ministero dell’Interno del 25 ottobre, per Fonte Nuova il taglio è stato quantificato in 144.704,80 euro per l’estinzione anticipata del debito nell’anno 2012.
«Non c’è stato nessun taglio lineare – minimizza l’assessore al Bilancio Antonio Coccaro – siamo obbligati a fare l’assestamento a fine anno e dobbiamo spostare i soldi dei vari capitoli. Quello che posso dire è che non sono stati intaccati settori importanti come quello della scuola».
Intanto nelle scorse settimane altri possibili problemi per le casse pubbliche sono arrivati dai commissari ripartitori regionali. A 11 anni dalla divisione, infatti, l’operazione non è ancora terminata e suscita sempre nuove polemiche. Il 15 ottobre in via Machiavelli è arrivata la realzione della Regione Lazio che ha inviato alle due amministrazioni l’ennesimo conteggio. Dopo i beni immobili e i mutui, stavolta il faro si è acceso sulla ripartizione delle due farmacie comunali di Casali e Tor Lupara, oltre alle passività sopravvenute prima della data della divisione ossia il 15 ottobre 2001. In pratica quasi tutte cause giudiziarie.
Il conto stavolta è a favore del comune di Mentana e l’amministrazione Di Buò dovrà pagare come differenza al collega Lodi circa 2 milioni e mezzo di euro. Le due amministrazioni a cui sono stati inviati i conteggi, quella di Mentana e quella di Fonte Nuova, hanno avuto un mese di tempo per replicare e avanzare dubbi sui conteggi, prima che diventassero definitivi.
Ma come sono emersi i conteggi e il debito a carico del comune di Fonte Nuova? I commissari ripartitori hanno individuato una serie di sentenze sfavorevoli al comune di Mentana, ma che hanno per oggetto questioni che riguardano il territorio del comune di Fonte Nuova. Un esempio? La sentenza di risarcimento per Adalgisio Mariani degli anni 90, per l’esproprio dei terreni per la realizzazione della zona 167. Nel 2004 il Tribunale di Roma ha stabilito che andava indennizzato con 1.771.500 euro per quegli espropri e i soldi finora sono stati anticipati dal comune di Mentana.
Come è avvenuto per la sentenza di Madonna delle Rose, poi cassata due anni fa, i mentanesi sostengono che Fonte Nuova deve pagare la propria parte perché il problema insiste sul suo territorio. I “cugini” rispondono che è l’ente comune di Mentana a dover pagare perché Fonte Nuova all’epoca dei fatti non esisteva e perché spesso in queste cause il nuovo comune non si è potuto difendere con un proprio legale e una propria linea.
I commissari salomonicamente dividono tutto al 50 per cento.
Comunque il comune di Fonte Nuova ha contestato ufficilamente i conti dei commissari regionali. «Abbiamo contestato la conformità dai calcoli – dice ancora l’assessore Coccaro – specialmente per quel che riguarda le Farmacie comunali. Comunque se vediamo i vari conteggi nella loro complessità, contiamo di chiudere tutto intono alla parità con il comune di Mentana».
Diversa l’opinione dell’opposizione. «Credo che il Comune debba prestare molta attenzione alla questione – spiega il consigliere del Pd – nel frattempo è opportuno accantonare soldi fino a quando non sarà chiara la situazione, per evitare che ci sia il rischio di un possibile dissesto finanziario».