VIDEO Apre il centro di accoglienza per immigrati. Scoppia la rivolta a Settecamini

04 / 04 / 2014

C’è un intero quartiere in protesta, di giorno, come di notte. Il motivo? La prossima apertura di un centro di accoglienza per i richiedenti asilo provenienti da Lampedusa. Siamo a Settecamini, estrema periferia est di Roma, alle porte di Guidonia. Lo stabile in questione, abbandonato e sfitto da oltre quindici anni, doveva essere prima un centro anziani, poi un centro commerciale, ora destinato al protocollo Sprar, coordinato direttamente dal ministero dell’Interno, con fondi europei,  per la prima accoglienza degli immigrati in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico.

 

“Nessuna accoglienza”

“Non siamo razzisti” tuonano durante un’assemblea pubblica tenutasi proprio di fonte allo stabile, recentemente restaurato, e pronto all’uso. “Questo è un quartiere senza servizi, che vive già di un forte degrado — dice una signora del comitato di quartiere -, non possiamo accogliere nessuno”. “Avevamo chiesto di fare proprio qui una scuola per i nostri bambini che sono pendolari dalla nascita proprio perchè mancano delle strutture — sottolinea un altro residente -, invece hanno pensato bene di costruire questo centro a nostra insaputa”. Non mancano però riferimenti alla sicurezza. La paura che le persone accolte possano divenire un pericolo per se stessi e i propri figli. Una considerazione  azzardata e che le amministrazioni dovrebbero saper gestire. E il timore di chi arriva da lontano, produce le proteste. E pensare che solo pochi mesi fa, in molti piangevano i morti in mare, vittime proprio della fuga disperata dai propri paesi in guerra.

 

L’amministrazione

Ma quello che più di tutto fa infuriare la gente, è proprio la mancata comunicazione. Lo stesso presidente del municipio, Emiliano Sciacia, intervenuto all’assemblea, dice che “se solo avessero conferito con il territorio non gli avremo mai dato un parere positivo a questo stabile”. “Domani mattina mi confronterò con il Comune e il dipartimento — continua Sciascia -, e spero di farvi avere risposte positive, visto che il procedimento non è ancora stato messo in atto”. Eppure, come riferisce un residente che ha fatto una visura camerale sull’immobile, di proprietà privata, riferisce che proprio sei mesi fa è stato effettuato un cambio di destinazione d’uso, trasformandolo in B1, ovvero per convitto e simili.

 

Guerra tra poveri

E la protesta si tinge dei colori di una vera e “propria guerra tra poveri”. Da un lato i residenti che denunciano la mancanza di assistenza e servizi, con la scuola elementare di zona, istituto E. Nuzzo, chiuso in parte proprio ieri mattina perché considerato inagibile dai vigili del fuoco dopo un corto circuito all’impianto elettrico. “Togliamo i letti e mettiamoci i banchi”, dicono in molti durante il presidio. Dall’altra però, ci sono le vittime di un sistema che non funziona: i richiedenti asilo. Persone che scappano da situazioni di guerra, affrontando un pericoloso viaggio della speranza sui barconi gestiti dagli scafisti, e che hanno diritto di tutela internazionale (come indicato anche nella Costituzione del nostro paese). Al centro, le cooperative che gestiscono le strutture. Lontane dalle comunità territoriali e che operano nel silenzio più totale. E che spesso lucrano proprio sulla pelle dei giovani richiedenti asilo.

Veronica Altimari