Lo sai che … nel 1944 furono compiuti una serie di omicidi, non lontano dalle nostre zone?

28 / 02 / 2017

Tra il 1944 e il 1947, il Nordest romano, alle prese con la difficile ricostruzione post bellica, è balzato all’attenzione della stampa nazionale per una serie di omicidi compiuti da un uomo, ancora oggi assai conosciuto dagli appassionati di cronaca nera. Il suo nome era Ernesto Picchioni, per tutti noto come il Mostro di Nerola o il serial killer della Via Salaria. Ripercorriamone la storia.

Picchioni era nato nel 1900 ad Ascrea, paese della provincia di Rieti. Successivamente si è trasferito con la famiglia a Nerola, comune situato poco lontano da Palombara e Moricone, stabilendosi in una cascina ubicata nei pressi del 47°km della Via Salaria. Solitario, taciturno e dal carattere poco benevolo, Picchioni fu arrestato la prima volta nel 1946 per aver aggredito il proprietario di un terreno che occupava abusivamente, colpendolo con una pietra in testa. Scontati i quattro mesi di detenzione, Picchioni tornò in libertà, riprendendo ad … uccidere.

Già prima di quell’arresto infatti il contadino di Nerola aveva commesso uno dei suoi delitti con efferata crudeltà. Il primo è datato 1944. La vittima, un avvocato romano, Pietro Monni che scompare senza lasciare traccia il 5 luglio. Monni era uscito per un giro in bicicletta sulla Via Salaria quando venne intercettato dal Picchioni che lo uccide dopo averlo derubato per poi occultarne il cadavere nei terreni circostanti, dopo aver pulito la scena del delitto. Dopo l’omicidio di Monni, Picchioni ne compie altri, tutti con la stessa tecnica rudimentale. Il contadino cospargeva la via Salaria di chiodi, attendeva che i passanti in bicicletta o in auto forassero la gomma e, proprio in quel momento, usciva dai cespugli aggredendo l’ignara vittima con una chiave inglese oppure sparandogli con un fucile. Altre versioni dei fatti, invece, riferiscono che Picchioni era solito ospitare i malcapitati nella propria abitazione per prestargli aiuto e rifocillarli prima di uccidere.  

Verosimilmente fu questa la triste sorte di Alessandro Daddi, ucciso dal mostro nel 1947. Dipendente del ministero della Giustizia, Daddi, a bordo di una bicicletta elettrica, mezzo non certo diffuso all’epoca, stava percorrendo la Via Salaria quando fu costretto a fermarsi nei pressi della cascina del Picchioni, il quale, dopo averlo ucciso lo derubò della preziosa bicicletta. Fu quest’ultima a tradirlo. Entusiasta di essersi impossessato di quel cimelio, Picchioni, nei giorni successivi al delitto di Daddi fu visto scorrazzare a Nerola proprio con la bicicletta della vittima, particolare che insospettì i carabinieri.

Gli inquirenti si recarono nella cascina del Picchioni alla ricerca di altre prove. Decisiva, per incastrare il serial killer, fu la confessione della moglie Angela Lucarelli, la quale raccontò ai carabinieri, con dovizia di particolari, dei vari delitti compiuti dal marito, affermando inoltre di aver taciuto per paura di essere a sua volta uccisa dal consorte. Picchioni venne così arrestato per l’omicidio di Daddi e condotto nel carcere di Civitavecchia. Successivamente i sopralluoghi nel suo podere portarono alla scoperta dei cadaveri di Pietro Monni e dello stesso Daddi. Non solo. In altri terreni, distanti dal suo, i carabinieri rinvennero i resti di altri due vittime, un uomo anziano e un tredicenne anche se la morte di costoro non fu imputata al Picchioni per mancanza di prove.

Il 12 marzo 1949, il mostro della Salaria fu condannato a due ergastoli. La sua irascibilità si palesò anche in carcere. Picchioni, infatti, tentò addirittura di aggredire Papa Giovanni XXIII nel corso di una sua visita pastorale. Trasferito nel carcere di massima sicurezza di Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, Picchioni morì per arresto cardiaco nel 1967. Nel periodo di detenzione, il mostro non ricevette alcuna visita dai parenti.  Alla sua storia sono stati dedicati documentari televisivi trasmessi su Rai 3, History Channel e Crime Investigation su Sky.

 

 Alessandro Bianchi