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Settimana della dislessia – 3% bimbi ha disturbi apprendimento

08 / 10 / 2018

  Sempre più bambini manifestano disturbi specifici di apprendimento (Dsa) con difficoltà che si concentrano soprattutto nella scuola: dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia colpiscono infatti circa il 3% degli alunni, alimentando il rischio di abbandono scolastico e depressione.

Non solo: accanto alle difficoltà in classe, il bambino può presentare altri disturbi associati, deficit di attenzione e iperattività, disturbi del comportamento, del linguaggio o della funzione motoria ed inoltre, a causa del senso di inadeguatezza, si possono sviluppare calo di autostima, ansia da prestazione e depressione.

“È probabile che almeno un bambino per classe possa essere affetto da difficoltà sin dalle prime fasi dello sviluppo, dell’apprendimento della lettura, della scrittura, del calcolo e della grafia. In più del 50% dei casi si tratta di dislessia – spiega Nicoletta Aliberti, neuropsichiatra infantile, responsabile della Neuropsichiatria Infantile del Gruppo INI, Istituto Neurotraumatologico Italiano[http://www.gruppoini.it] – La diagnosi tardiva e la conseguente cronicizzazione dei disturbi di apprendimento sono fattori predisponenti al rischio di rifiuto e abbandono scolastico e insorgenza di disturbi d’ansia e depressivi. Fondamentale è la tempestività del trattamento riabilitativo e il precoce utilizzo delle strategie adeguate all’apprendimento”.

Nei soggetti con disturbi specifici di apprendimento vi è un rischio di sviluppare depressione 3 volte maggiore rispetto alla popolazione generale e nel 50-70% dei bambini con depressione si osservano questi disturbi. Inoltre, la prevalenza di sentimenti d’ansia e di paura per i rimproveri è significativamente più alta in bambini fra 8 e 11 anni con Dsa rispetto ai coetanei e può rappresentare terreno fertile per la comparsa di rifiuto e fobia scolastica.

“Tutti i Dsa possono presentarsi associati a disturbi dell’umore, del comportamento e dell’attenzione in presenza di un’intelligenza nella norma o superiore – prosegue l’esperta – Segnali di allarme sono un livello di apprendimento inferiore a quello atteso rispetto ai bambini della stessa età mentale, in assenza di disabilità di altra natura, soprattutto in presenza di fattori di rischio predisponenti quali la familiarità. Fondamentale è quindi la diagnosi precoce e un’attenta e costante azione di prevenzione, garantita dalla formazione degli insegnanti ai fini della rilevazione dei segnali di rischio”.