GUIDONIA – Appalto Cimitero, non c’è prova di tangenti: la Procura archivia il caso

Le denunce e soprattutto le intercettazioni telefoniche avevano messo a nudo una realtà tutt’altro che limpida.

Una vera e proprio “guerra tra bande” composte da politici, funzionari, dirigenti comunali e da imprenditori.
Ma la prova provata che siano circolate mazzette o altri benefici e utilità non c’è.
Per questo la Procura di Tivoli ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sul cimitero di Guidonia. Si tratta di un filone investigativo aperto dal Pool Anticorruzione nell’ambito della maxi-inchiesta denominata “Ragnatela” culminata il 20 aprile 2017 con 15 arresti e lo smantellamento di una classe politica e dirigente.
Un filone che non ha portato i frutti sperati inizialmente, per cui il Procuratore Capo Francesco Menditto insieme ai pubblici ministeri del Pool Lelia Di Domenico, Andrea Calice, Filippo Guerra e Luigi Pacifici hanno deciso di chiudere il fascicolo a carico di undici persone.
A cominciare dall’imprenditore Innocenzo Morasca, amministratore del Consorzio Comor vincitore nel 2014 della gara d’appalto 25ennale per l’ampliamento e la gestione del cimitero, indagato per concorso in turbativa d’asta con l’ex Segretario generale Rosa Mariani e l’ex dirigente all’Urbanistica Umberto Ferrucci.
Nei confronti dei tre gli inquirenti ipotizzavano anche il reato di corruzione insieme all’ex dirigente e capo di gabinetto del sindaco Eligio Rubeis Angelo De Paolis, arrestato nell’operazione “Ragnatela” e condannato col rito del patteggiamento a tre anni e 4 mesi di reclusione per corruzione e associazione a delinquere.
Il Pool ha escluso le ipotesi di reato di turbativa d’asta e corruzione anche per il funzionario comunale Salvatore Mazza, storico Responsabile unico del cimitero, il figlio Andrea Mazza, ex consigliere comunale durante i due mandati di Rubeis, per l’ex vicesindaco Andrea Di Palma, attualmente sul banco degli imputati nel processo alla cosidetta “Mafia Bianca”, e per Stefano Pugno, imprenditore coetaneo e amico di Mazza junior, amministratore di “Siia srl” e “Ambra Immobiliare”, due società considerate riconducibili ai Mazza.
Nella richiesta di archiviazione risulta anche il nome di Aldo Cappelletti, architetto progettista del cimitero, indagato con l’ipotesi di reato di corruzione, oltre a due dipendenti comunali, il dirigente Paola Piseddu e il funzionario Donatella Petricca, entrambi scagionate dall’accusa di abuso d’ufficio in concorso.
Dopo aver scandagliato documenti e conti correnti, fatto pedinare e intercettare gli undici indagati dai militari della Guardia di Finanza, i magistrati hanno tirato le somme e concluso che non ci sono elementi penalmente rilevanti.
Nella richiesta di archiviazione il Pool spiega che i sospetti sull’appalto del camposanto vinto da Morasca e sui servizi e i lavori affidati da Mazza a ditte esterne erano maturati in quanto la vicenda del cimitero fu intercettata nel corso dell’indagine “Ragnatela” che scoperchiò l’esistenza di un soldalizio criminale composto da politici ed amministratori associati tra loro per favorire imprenditori compiacenti in cambio di denaro o altre utilità con l’affidamento di appalti e commesse, in alcuni casi mai eseguiti, attraverso determine false per sfruttare a scopi personali i soldi pubblici.
Per questo – spiegano i magistrati – era stato fondatamente ipotizzato che politici e dirigenti avessero pilotato sia l’appalto che i vari servizi del cimitero, turbando gli iter per l’individuazione delle società incaricate di svolgere lavori in cambio di denaro o altre utilità. Ma manca la prova materiale, manca la violenza o minaccia, mancano i doni, le promesse, le collusioni.
Ora spetterà al Giudice per le indagini preliminari decidere se mettere o meno la parola “fine” al caso cimitero.
Tuttavia il funzionario Salvatore Mazza ha già presentato opposizione chiedendo al Gip di prorogare le indagini, ascoltare testimoni e disporre una consulenza tecnica.
Tutti i dettagli in un servizio di 4 pagine su Tiburno in edicola da martedì 3 dicembre.

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