TIVOLI – Cosa Nostra Tiburtina, niente sconti per il Covid

Il Tribunale di Tivoli nega i domiciliari a 11 condannati in primo grado per associazione a delinquere e spaccio. La scorsa settimana la Corte d’Appello ne ha rimandati a casa 8. Gli avvocati: “No comment”

20 / 04 / 2020

Se a causa del Coronavirus le porte del carcere si aprono per otto detenuti, non accade lo stesso per gli altri coimputati nello stesso processo.
Così il Tribunale di Tivoli ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per 11 affiliati alla cosidetta “Cosa Nostra Tiburtina”, la gang che controllava le piazze di spaccio di Tivoli e Villanova smantellata l’8 marzo 2018 capeggiata dal boss deceduto Giacomo Cascalisci.
I giudici hanno infatti rigettato le istanze degli avvocati non condividendo la linea adottata lo scorso giovedì 9 aprile dalla Corte d’Appello di Roma nei confronti di otto condannati in rito abbreviato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti tutti rimandati a casa col “braccialetto elettronico”, tra cui detenuti con pene fino a un massimo di 16 anni e 8 mesi.
Il Tribunale di Tivoli era stato chiamato a pronunciarsi sulla sorte degli imputati nel maxi-processo celebrato nell’aula bunker di Rebibbia e concluso lo scorso 16 gennaio con un totale di oltre due secoli di carcere: a richiedere i domiciliari pusher condannati da un minimo di 7 anni e mezzo fino a un massimo di 13 e 4.
“No comment” degli avvocati difensori.

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