Il processo alla “strega di Monterotondo”

di Fernando Giacomo Isabella

 

Lei, Bellezza Orsini, è una donna molto colta, intelligente e di grande fascino.

Nasce a Collevecchio nei primi anni del 1500, trova presto marito e poco dopo per l’affascinate donna arriva anche la gioia di essere madre del piccolo Giovanni.

La felicità di Bellezza si spezza quando perde il consorte e diventa vedova. Sola e con un bimbo da mantenere si trasferisce a Monterotondo, dove trova lavoro presso la famiglia Orsini. Proprio in questo periodo conosce una donna: Lucia De Lorenzo da Ponzano. E’ una persona molto chiacchierata.

E’ una donna che non piace e, quindi, nessuno la frequenta tranne Bellezza che impara a conoscere le erbe e scopre un libro diverso da tutti gli altri. E’ un volume particolare, che permette a Lucia De Lorenzo da Ponzano di fare quelle “cose” che spaventano. Quel libro, che Bellezza legge con interesse crescente è formato da centottanta pagine e dicono che quei fogli sono “oscuri”. Bellezza, però, i centottanta fogli li legge tutti e mentre soddisfa la sua sete di conoscenza in paese succede qualcosa.

La gente ha prima iniziato a mormorare su Bellezza Orsini e, successivamente, a parlare esclusivamente di quella cattiva frequentazione con Lucia De Lorenzo da Ponzano, che è da tutti ritenuta una strega. Dato che la stregoneria è un argomento che non può essere sottaciuto dalle autorità, siamo nel 1528, il Giudice Marco Callisto da Todi è chiamato a verificare se al chiacchiericcio corrisponde la verità. Così insieme alla indagini arrivano i testimoni, come Elisabetta che accusa Bellezza di aver ucciso suo figlio con un sortilegio e un barcaiolo anche lui convinto che dietro la perdita della figlia non si possa non essere la strega: Bellezza.

La conseguenza delle testimonianze, le prove non si trovano, portano ugualmente all’arresto. Le accuse contro la donna arrivano anche da Gianni Antonio Fascio e la sua insinuazione è che Bellezza si sarebbe invaghita della moglie di un tale di nome Bernardino, Giulia. Anche in questo caso mancano le prove, ma non importa. Sono sufficienti tre giorni di tortura per avere la confessione della strega e per una come lei non può non esserci il rogo. L’idea di Bellezza è differente, perché al rogo non vuole finire e per farla finita decide di conficcarsi un chiodo arrugginito nel collo. Termina così la storia della “strega di Monterotondo”, condannata dai testimoni e non dalle prove.

Quello contro Bellezza Orsini è uno dei primi processi di stregoneria documentati e celebrato in un mondo molto lontano dal nostro, ma tanto vicino a film, libri e serie tv.