Consumi ancora giù e i risparmi delle famiglie aumentato (forse)

23 / 06 / 2020

I consumi crollano: giù almeno del 30% a maggio, rispetto lo stesso mese dello scorso anno, nonostante la ripresa graduale delle attività che però lamentano una diminuzione generalizzata: lo sottolinea l’ufficio studi di Confcommercio che evidenzia tuttavia una piccolissima ripresa, rispetto ad aprile quando il dato era il -47%. In grande difficoltà continuano ad essere servizi e imprese del tempo libero, con un -92%, mentre alberghi, bar e ristoranti segnano un -66% e l’abbigliamento -55%. Anche se ci sono segnali positivi, soprattutto entrando nella stagione delle vacanze, in questi settori però il recupero è assai modesto, in particolare per le incertezze del futuro. Ma se i consumi sono ai minimi (quasi) storici, gli italiani stanno risparmiando? La domanda sarebbe quasi spontanea e naturale la risposta affermativa. Ma non è proprio così.
È vero che aumentano i depositi in banca nelle principali economie europee, come rileva la Bce, e che in Italia i risparmiatori hanno messo da parte 16,8 miliardi di euro, rispetto a una media mensile di 3,4 miliardi. Per gli economisti, però, questa specie di “riluttanza” a spendere quanto risparmiato senza avere perlopiù guadagnato, non darà quella scossa ai consumi così necessaria per far girare le attività e fare la gioia (pur minima) degli imprenditori. Dunque, i soliti bene informati sostengono che bisogna avere cautela nel parlare dell’aumento del risparmio italico, peraltro già contratto prima del coronavirus. Il Censis, ad esempio, stima una diminuzione dei risparmi rispetto a dieci anni fa nell’ordine dello 0,4%. Che vuol dire? Che i risparmi sono stati in sostanza fermi nel decennio 2008-2018.
Nel corso della quarantena, l’Osservatorio Lockdown di Nomisma ha evidenziato come gli italiani abbiano meno reddito in generale (chi in cassa integrazione chi proprio senza lavoro): il 32% teme che nei prossimi 6 mesi non riuscirà a far fronte alle spese legate alle utenze, il 31% a quelle destinate ai servizi come assicurazioni e spese mediche e il 29% alle spese alimentari. Un italiano su 4 ha paura, inoltre, che nei prossimi mesi avrà difficoltà a pagare l’affitto o le rate del mutuo. E questa consapevolezza di dover spendere il minimo possibile “perché non si sa mai, la pandemia potrebbe non finire”, non è cambiata.
Dunque, sì, certo, dove si può si risparmia, e lo fanno le famiglie che i soldi, comunque, li hanno, almeno un po’ (in primis lavoratori pubblici per i quali non ci sono stati tagli di stipendio), ma non certo quelli che dovranno fare i conti con la spesa (davvero) nel prossimo arduo periodo. Formiche ma fino a un certo punto, e non perché si sia diventati cicale.