Il Covid azzera 10 anni di benessere sostenibile: lo dice il Bes

Il Bes, il Benessere Equo e Sostenibile che misura la qualità della vita degli italiani, per colpa del Covid mette all’angolo i progressi ottenuti in 10 anni

11 / 03 / 2021
BES

Il Bes è il Benessere equo e sostenibile degli italiani che l’Istat studia da 10 anni, prendendo in considerazione  indicatori diversi da quelli classici economici, per delineare la qualità della vita della popolazione. Nel suo ultimo Rapporto sul Bes, Benessere equo e sostenibile, l’Istituto Nazionale di Statistica, che a sua disposizione ha ben 152 indici di misurazioni dello stato della nostra vita, lo scorso anno evidentemente influenzata dalla pandemia in modo massiccio. In 10 anni il tasso di occupazione è in calo, e a farne le spese sono soprattutto le donne, 14 punti di meno rispetto al 2010. Le paghe di tutti i lavoratori risultano abbastanza basse, con fasce che hanno retribuzione oraria inferiore a 2/3 di quella mediana. Il part time ‘involontario’ aumenta costantemente, così come la quota di lavoratori che restano per lunghi periodi nello status di occupati a tempo determinato. In salita poi i numeri dei Neet, quei giovani che non studiano né lavorano e che sono passati dal 21% nel 2010 al 23,9% del 2020.

Il Bes non è più quello di un tempo

Il report sul Bes ci racconta inoltre che tra il 2010 e il 2019 la speranza di vita alla nascita degli italiani era salita da 81,7 a 83,2 anni, ma nel 2020 è scesa a 82,3 anni. Che  tra il 2010 e il 2018 in Italia i posti letto ospedalieri siano diminuiti dell’1,8% mentre cresce in modo sensibile l’età media dei medici. L’emergenza ci ricorda tutti i giorni come questo sia tremendamente impattante sul sistema sanitario. Se poi è vero, secondo gli indicatori del Bes, che gli italiani sono ‘risparmiatori nati’ (per chi comunque uno stipendio lo ha), è anche vero che nel 2020 il 28,8% delle famiglie ha dichiarato un peggioramento della situazione economica familiare rispetto al 25,8% del 2019, in particolare al Centro, e ciò interessa il 30,5% dei nuclei famigliari, con rilevanza di quelli con uno o più minori per i quali tra l’altro c’è un’ulteriore vulnerabilità, l’assenza di internet, che almeno nell’8% dei ragazzi più o meno grandi, ha permesso la loro esclusione dalla didattica a distanza.